Labirinto

giovedì 15 ottobre 2015

Cavalieri Templari a Lucca Parte 2




Il Volto Santo a Lucca 





2.Il Volto Santo 

Quello che conferiva un’importanza singolare alla città di Lucca, era la presenza dell’immagine lignea del Volto Santo, Si tratta di un “Crocifisso” molto particolare; Il Cristo effigiato è vivo e con gli occhi aperti e veste una tunica legata ai fianchi con un cordone. Secondo la tradizione il Crocifisso sarebbe giunto il "Venerdì Santo" del 782 d.C., nel porto dell'antica città di Luni a bordo di una nave senza nocchiero. Autore dell'opera sarebbe il discepolo di Gesù, Nicodemo. Tranne il volto, realizzato invece dagli angeli. Si tratterebbe quindi di un’immagine "acheropita", ovvero "non fatta da mano umana". Come la "Veronica" oppure il "Velo di Manoppello". Le moderne analisi hanno datato il Crocifisso a un periodo compreso tra l'XI e il XII secolo, lavoro ascrivibile a un maestro lombardo. Il fascino che scaturisce dal crocefisso colpisce il visitatore in maniera potente: innanzitutto per le dimensioni: un’altezza di circa tre metri e una larghezza di due metri e mezzo. Il corpo del Cristo è ricoperto da una lunga veste a pieghe che conferisce all’immagine un regale aspetto, completamente diverso dalla tradizione iconografica, che raffigura Gesù, sulla croce nudo, vestito soltanto del perizoma. L’elemento che cattura il visitatore in maniera forte, incisiva è sicuramente la raffigurazione del volto, l’incarnato è roseo, labbra rosse, chioma e barba corvini; gli occhi sono aperti, espressivi, profondi, severi. Non è l’immagine di un moribondo ma bensì l’immagine del trionfo sulla morte, la sua veste non è quella di un condannato, la sua veste è il “columbium” la veste dei sacerdoti, la veste del Sommo Sacerdote.
La "leggenda" del Volto Santo, si perde nell’antichità, infatti, si narra che il   crocifisso venne scolpito da Nicodemo, il "discepolo occulto" di Gesù, con l'aiuto degli angeli per   l'esecuzione del viso, e rimane nascosto per più di settecento anni a Ramla, una città della Palestina. Qui è ritrovato, dietro ispirazione di un angelo apparsogli in sogno, da Gualfredo, vescovo subalpino pellegrino in Terra Santa col suo séguito, che lo reca al porto di Ioppe, l'odierna Giaffa, dove lo carica su una nave, che sigilla con bitume e affida al mare priva di equipaggio, pregando la divina provvidenza che lo conduca in terre cristiane. La nave, dopo avere attraversato miracolosamente gran parte del Mediterraneo, si ferma al largo delle coste di Luni, non lontano da Bocca di Magra. I lunensi esperti marinai, dediti al commercio marittimo, ma anche alla pirateria calano in mare le barche, per predare quella nave incustodita; ma inutilmente, perché, a ogni tentativo di raggiungerla, la nave riprende il largo allontanandosi da loro.
Frattanto, a Lucca, un angelo appare in sogno al vescovo, il beato Giovanni I, rivelandogli l'arrivo a Luni, del Volto Santo e comandandogli di recarsi là col clero e i maggiori del popolo, per prenderlo e portarlo a Lucca. Giunto al porto di Luni col suo séguito, il vescovo vede i lunensi che di nuovo tentano con remi e vele di raggiungere la nave, e questa che si allontana sottraendosi ai loro arpioni. Il beato Giovanni fa cenno ai marinai di fermarsi, ed esorta tutti a chiedere l'aiuto di Dio; a questo punto, la nave si dirige spontaneamente verso di lui, che apre i boccaporti ed entra con i suoi nella stiva, dove trovano il Volto Santo, alla vista del quale tutti quanti scoppiano in lacrime di gioia e intonano il Gloria in excelsis.
Nasce poi una disputa fra i lucchesi e i lunensi su quale delle due città abbia diritto a custodire il simulacro. Prima il vescovo Giovanni estrae dall'interno della statua alcune delle reliquie in essa contenute, fra cui una delle due ampolle del sangue di Gesù Cristo quella oggi a Sarzana, l'altra è quella attualmente venerata a Lucca in S. Frediano e le consegna al vescovo di Luni; poi si ricorre alla celeberrima "prova dei giovenchi indomiti": il Volto Santo viene issato su un carro riccamente addobbato, a cui vengono attaccati due vitelli non ancora aggiogati. Lasciati liberi di andare, gli animali si dirigono verso Lucca: di fronte al risultato di questo "giudizio di Dio", i lunensi se ne tornano alle loro case, mentre il vescovo Giovanni sale sul carro, che, attorniato dagli altri lucchesi, giunge trionfalmente a Lucca sul far della sera. Correva l'anno 782, secondo del regno comune di Carlo Magno e Pipino II.





mercoledì 14 ottobre 2015

I Cavalieri Templari a Lucca Parte 1

La Storia della città di  Lucca 



1.Origini di Lucca

Le antiche origini Lucca risalgono all'epoca Etrusca e Romana e vedono sorgere la città in una zona riparata e leggermente elevata rispetto alle diramazioni del fiume Serchio, che attraversava la città, in un territorio di contatti e di confine tra l'area etrusca e quella ligure.
Le ricostruzioni storiche sula nascita della città sono ancora controverse, si parla, infatti, di un primo insediamento ligure. Il nome Lucca deriverebbe dalla parola celto-ligure Luk che significa "luogo paludoso"; tuttavia, al tempo stesso, la stessa radice di Luk riporterebbe alla parola "luce" e avrebbe indicato una radura nella vegetazione.
Basandosi su recenti scoperte archeologiche, alcuni studiosi attribuiscono agli Etruschi il sorgere di lucca, anche se sappiamo ancora poco dell'insediamento pre-romano. Certo è che Lucca fu dal 180 a.C. colonia latina come testimoniano le caratteristiche architettoniche e urbanistiche dell'epoca: l'Anfiteatro, il foro in Piazza San Michele, l'ortogonalità delle vie del centro storico impostate dal cardo e dal decumano, corrispondenti alle odierne via Fillungo-Cenami e via S.Paolino- Roma -S. Croce.
Al periodo romano risale anche la prima costruzione della possente cinta muraria che ne faceva una piazzaforte a difesa degli attacchi del nord. Nel 56 a.C. Lucca fu la sede dell'importante incontro tra Cesare, Pompeo e Crasso per rinnovare i patti del “Primo Triumvirato”.
A partire dal I secolo d.C. il Cristianesimo s'insediò a Lucca, come dimostra il vescovo Massimo che nel 343 sottoscriveva il Concilio di Sardica (attuale Sofia in Bulgaria) presso la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata.
Nel corso del I secolo d.C., si alternarono al potere della città Ostrogoti (493), Bizantini (552) e Longobardi (tra il 568 e il 584). Dopo le “Guerre gotiche”, il vescovo di Lucca, San Frediano, assunse funzioni amministrative promuovendo importanti lavori idraulici per allontanare dalla città le acque del fiume Serchio.
San Frediano fu fondamentale nel ruolo di mediatore all'inizio dell'invasione dei Longobardi che fecero della città di Lucca un loro ducato. A quest'epoca risale l'apertura della zecca che continuò le sue emissioni fino al 1847 dimostrandosi una delle più longeve in Europa. Il Ducato di Lucca divenne sede abituale del re longobardo Autari e punto di snodo per i percorsi della “Via Francigena”. Nel 990, terminato il periodo longobardo, Lucca divenne dominio dei Franchi. La città accrebbe notevolmente la sua importanza con Carlo Magno che ne fece dimora del marchese di Toscana: Adalberto I°. Il quale estendeva il proprio dominio su Firenze e Fiesole, era “tutore” della Corsica e controllava il porto di Pisa dal quale partivano le spedizioni contro i musulmani.
Durante il periodo carolingio, Lucca si sviluppò nelle attività commerciali e nella produzione tessile, per la quale diventò celebre a livello europeo per qualità e bellezza dei prodotti.
L'imperatore Ludovico III invitato da Adalberto II°, rimase stupito dalla fastosa residenza del marchese nell'attuale zona di piazzale Verdi. Adalberto II° e i suoi successori furono arbitri in tutte le vicende italiane di quel periodo controllando la principale via di accesso a Roma in un ambito di quasi totale autonomia. Con la fine del X secolo, la favorevole situazione di Lucca mutò con lo spostamento del baricentro toscano su Firenze promosso prima da Ugo il Grande, poi da Bonifacio e Matilde di Canossa visti i primi attriti con le altre realtà urbane della regione. L'allontanamento del potere marchionale dalla città, la concessione di sempre maggiori autonomie amministrative da parte imperiale (grazie al diploma di Enrico IV del 1081) portò alla nascita del Comune di Lucca, i cui consoli sono menzionati per la prima volta nel 1119.
Durante i secoli XII e XIII, il Comune di Lucca s’impegnò nel consolidamenti del suo assetto territoriale sottraendo possedimenti circostanti al controllo dei feudatari locali per un maggiore inurbamento e controllo. Si manifestò uno sviluppo urbanistico volto all'accrescimento dei borghi esterni alle Mura romane sui lati est, ovest e nord a cui fu aggiunta una nuova seconda cerchia muraria terminata nel 1260.
All'interno delle Mura, si portò avanti un'intensa opera edilizia con il rinnovamento e l'ingrandimento delle chiese, la crescita verticale di palazzi e edifici, come dimostrano le decine di torri gentilizie presenti nel XIII secolo. Lucca si fortificò economicamente grazie alle attività mercantili, di cambio e creditizie dovute alla “Via Francigena” e alla presenza di una delle più importanti e avanzate manifatture seriche occidentali.
Una vera e propria storia edilizia della cattedrale di San Martino può iniziarsi intorno agli anni 1060-1070 quando Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, diventato poi papa con nome di Alessandro II°, diede il via alla ricostruzione del vecchio e fatiscente edificio coadiuvato dall’appoggio di Beatrice di Toscana e della figlia Matilde di Canossa.
I lavori durarono dieci anni, questo risulta dagli Annales del vescovo Tolomeo, l’iscrizione metrica collocata in facciata e il “Lezionario P+” della Biblioteca Capitolare. Fu un grande evento per la città di Lucca in quanto l’edificio consacrato a San Martino venne completamente rinnovato in funzione, di una nuova liturgia che poneva l’accento sulla comunità dei canonici e del popolo stretti attorno al vescovo.









martedì 6 ottobre 2015

Barga e il suo Alquerque

Un po' di storia.......




Urne cinerarie scoperte in localita' diverse, nei monti che circondano l'antico Castello di Barga, adagiato sul colle Romeccio, indicano le origini dei primitivi abitanti, liguri-apuani. L'etimologia del nome e' incerta. Secondo alcuni paleografi, deriverebbe da Lucio Barcolio, lucumone di Luni. Altri affermano che il nome di Barga provenga da Bargena, citta' della Tunisia, le cui genti, venute in Italia al seguito di Annibale, 200 anni prima di Cristo, qui si sarebbero fermate. Antichi documenti attestano, come nel IX secolo, Barga fosse un feudo della famiglia longobarda dei Rolandinghi, passato in seguito sotto la giurisdizione dei Marchesi di Toscana. I Barghigiani ottennero dalla Margravia, Contessa Matilde di Canossa, esenzioni fiscali, autonomie amministrative, proprieta' demaniali. Questi privilegi vennero riconfermati dall'Imperatore Federico I il Barbarossa. Nonostante le franchigie concesse dall'imperatore, i Barghigiani, di fatto, continuarono ad essere sottoposti ai lucchesi, i quali, dal momento in cui attorno al Mille si costituirono in libero Comune, allargarono il loro dominio territoriale spingendosi in tre direzioni diverse: Val di Nievole, Valle della Freddana, Valle del Serchio.
Morendo, la Contessa Matilde lascio' alla Chiesa tutti i suoi territori, fra i quali quelli della Garfagnana, contestati pero' dai Lucchesi, i quali spinti dal proprio vescovo Opizone, invasero con molte truppe la Media Valle del Serchio, distruggendo e saccheggiando chiese, oratori, ospedali, dormitori. Abbatterono il Castello di Loppia, distruggendone la chiesa ed imprigionando il Pievano Ottonello; non ebbero ardire di assalire il Castello di Barga perche' vi risiedeva, in quel momento, il Nunzio Apostolico Cencio, inviato in Garfagnana dal Pontefice Gregorio IX.
La relazione di quanto i Lucchesi avevano compiuto nella "Diletta Garfagnana", inviata a Roma dal Nunzio, provoco' l'ira del Papa, il quale, come immediata punizione, soppresse la Diocesi di Lucca, dividendola fra quella di Luni, Pistoia, Pisa e Volterra, promulgando l'interdetto e la scomunica.
Appena i Barghigiani capirono in quali cattive acque nuotassero i Lucchesi, ne approfittarono e, nuovamente aiutati dai Pisani si ribellarono al dominio di Lucca. Due anni dopo avere assaltato il Castello di Loppia, nel 1234, i Lucchesi ritornarono ad assediare Barga, capitale religiosa della Garfagnana, conducendo l'assedio senza molto impegno, temendo, con una facile vittoria, di provocare ancor più le ire del Santo Padre, nel momento in cui, a Roma, autorevoli intermediari stavano contrattando il perdono papale.
Ottenutolo nel 1236, con la forza del denaro e la potenza delle armi, i Lucchesi fecero presto ad estendere il dominio sui castelli vicini. La Garfagnana venne divisa in tre vicarie: Castiglione, Barga, Coreglia. Da quel momento, Garfagnana e Barga trascorsero un lungo periodo di pace, durante il quale, le guerre si svolsero altrove.
Nel corso di circa 60 anni, per la sua particolare posizione, Barga divenne un rinomato centro per lo scambio delle merci provenienti dal coreglino, dal modenese, dalla Garfagnana e dalla Versilia attraverso il passo di Petrosciana-Fornovolasco-Gallicano.
A Barga giungevano i mercanti ad incettare lana, seta, formaggio di pecora, abbacchi, miele, trote. La competitivita' negli acquisti si fece talmente concorrenziale che i Lucchesi, per proteggere il proprio commercio, imposero un forte dazio su tutti i prodotti che uscivano dalle loro Vicarie e che venivano acquistati dai mercanti fiorentini.
Questi allora ricorsero al contrabbando. Impossibilitati i Lucchesi a sopprimerlo, prendendo a pretesto lo sconfinamento di alcuni pastori barghigiani nei territori confinanti della Vicaria di Castiglione, vennero a Barga e distruggendo le mura (1298), misero il Castello a ferro e fuoco, uccidendo ed imprigionando molti barghigiani, mentre altri si salvarono fuggendo a Firenze, dove rimasero fuoriusciti per oltre trent'anni.
Barga rimase terra bruciata per diversi anni, fino a quando Castruccio Castracani, sostituendosi al Signore di Pisa, Uguccione della Faggiola, nel 1316 divenne signore di Lucca. Con il Castracani Barga ritornò una importante Vicaria. Castruccio riedifico' le mura; i commerci, per lunghi anni languenti, ripresero forza, sotto il controllo dei Lucchesi. I Barghigiani, terrorizzati dalla spietatezza del Castracani e ricordando quanto avevano sofferto, si guardarono bene dal riprendere i traffici commerciali con i Fiorentini.
La misteriosa morte di Castruccio Castracani, avvenuta il 3 settembre 1328 all'indomani della vittoriosa battaglia di Pistoia, diede forza e coraggio ai Barghigiani che si dichiararono, volontariamente, sudditi di Firenze. Cio' avvenne il 31 gennaio 1331, nel momento in cui la potenza di Lucca andava precipitosamente sgretolandosi. Dalla scomparsa del Castracani, Lucca venne piu' volte venduta e comprata e, nel 1341, i Fiorentini l'acquistarono per 100 mila fiorini d'oro.
Non appena i Pisani appresero che i Fiorentini avevano comperato Lucca, certi di essere danneggiati da quell'ingrandimento, occuparono quella citta' ancora prima che i Fiorentini ne prendessero possesso. Cio' avvenne il 1 agosto 1341. Mentre per i Pisani fu facile incorporare le Vicarie di Coreglia e Castiglione, non riuscirono mai a sottomettere Barga.
Trascorsi quegli avvenimenti, Barga ebbe un lungo periodo di pace, durante il quale i Barghigiani, migliorando le proprie condizioni economiche, intensificarono il commercio. La popolazione crebbe di numero, si costruirono nuove case e la vita del castello, svoltasi fino allora intorno alla Rocca (Duomo) si ando' a poco a poco spostando verso il basso, attorno a quella piazza che, in onore di Firenze, fu chiamata  di Santa Maria Novella. Sarebbe divenuta in seguito Piazza Pietro Angeli, e dai Barghigiani chiamata in tutti i tempi "Aiaccia".
Un'altra guerra fra il 1436-37 sconvolse la tranquilla vita dei Barghigiani. Il celebre condottiero Niccolo' Piccinino, al soldo dei Visconti di Milano, in guerra contro Firenze, venne a porre l'assedio a Barga. Egli era sicuro che sconfiggendo i Barghigiani, da tutti ritenuti i piu' fedeli sudditi di Firenze, tutti gli altri castelli sarebbero caduti uno dietro l'altro senza combattere.
In soccorso dei Barghigiani, Firenze invio' un condottiero pari al Piccinino, Francesco Sforza, con molta cavalleria e numerosi fanti.
Falliti i tentativi di convincere i Barghigiani alla resa, il Piccinino dette ordine dell'attacco generale, impiegando per la prima volta le bombarde che servirono a fare breccia sulle mura di Porta Macchiaia. Ma la mattina dell'8 febbraio 1347 le truppe dello Sforza dettero battaglia al Piccinino e lo vinsero.
Dopo l'unione con Firenze, nel corso dei secoli i Barghigiani ebbero numerosi privilegi, tra i quali l'esenzione della gabella sui contratti (imposta di registro), esenzione della tassa di Macina (tassa di famiglia), esenzione del prezzo generale dei sali, esenzione dell'appalto del tabacco (fino al 1807, nel Comune di Barga ne rimasero libere la coltivazione e  la fabbricazione), esenzione dell'appalto delle carte da gioco (fabbricazione di carte da gioco), esenzione dalle gabelle di Livorno per cui i Barghigiani potevano portare a Livorno i loro prodotti senza pagare dazio e ritirare da quel porto i vari generi senza pagare la dogana, esenzione della regalia della polvere da caccia, per cui sorsero nel Comune diverse fabbriche di polvere da sparo che, esportata e contrabbandata, dava un lucro non indifferente. Nel 1860 erano ancora presenti lungo il torrente Ania sei fabbriche di tale polvere.
Cessate le guerre, protetta da una grande potenza militare e finanziaria, quale era divenuta Firenze, fin dall'inizio del secolo XV la vita politica ed amministrativa di Barga si ando' sempre piu' accentrando nelle mani di pochissime famiglie, le quali si alternavano nel governo di Barga. Le piu' note di queste erano: Bonanni, Salvi, Pancrazi, Turignoli, Angeli, Menchi, Ciarpi, Tallinucci, Orlandi.
L'inizio del passaggio di Barga guelfa ad un governo aristocratico mercantile, si ebbe allorquando il Comune, nei primi anni del del XVI secolo, avendo bisogno di denaro, in luogo di affittare gli appezzamenti del Monte Gragno, di sua proprieta', li mise all'asta cedendoli ai migliori offerenti, ossia ai nuovi ricchi.
In virtu' dei nuovi statuti stipulati con Firenze, i barghigiani ottennero la liberazione di onerose imposte che fecero della loro comunita' una specie di piccola San Marino.
Con lo sviluppo del porto franco di Livorno e la costruzione della nuova strada carrabile che attraverso il piano di Gragno-Giuvicchia, metteva in comunicazione diretta il Castello con il fondo valle, i commercianti, con pesanti carri trainati da buoi, andavano a Livorno ad approvvigionarsi di generi coloniali, sale e tessuti. Questi prodotti, trasportati a Barga, venivano venduti agli Estensi ed ai Lucchesi, che ne facevano contrabbando.
La Comunita' di Barga comprendeva le parrocchie di San Cristofano, di Santa Maria di Loppia, di San Giusto di Tiglio, di San Michele di Albiano, di San Nicolao di Castelvecchio ed era governata da trenta Ufficiali, cioe' sei Consoli, sei Capitani di parte guelfa, in seguito aboliti, di tre Difensori, uno per ogni porta e da quindici Consiglieri. Il primo Statuto della Comunita' venne redatto in latino nel 1360, quindi in volgare nel 1414. La involuzione della classe conservatrice dominante si esprime dal bisogno che aveva di difendere i propri privilegi, impedendo l'accesso alle cariche pubbliche delle classi meno abbienti. Con le riforme leopoldine del 1700 e con la decennale presenza dei francesi ai primi dell'800, si inizio' a Barga un lungo periodo di incubazione democratica, che poi esplodera' ai primi del 900 con il ritorno degli emigranti.  (Liberamente tratto da  "Barga"  - Testi A. Verzani - Ed. Gasperetti - Barga)

ALQUERQUE

A metà di Vicolo del Duomo troviamo un piccolo Alquerque, parzialmente usurato, delle dimensioni di cm.25x23, con i quadrati interni nella prima serie di cm.10x14, nella seconda serie cm.13x14. Questo simbolo è inserito all'interno della pavimentazione stradale di lato al Teatro dei Differenti, sicuramente è una pietra recuperata da altri luoghi, inserita durante i lavori di pavimentazione del centro storico. Si ringrazia la Sig.ra Alba Fini per la segnalazione.